RASSEGNA STAMPA


CORRIERE DI NOVARA, Alessandro Curini
"Festival al Coccia con l'Orchestra Cantelli"
"Una summa perfetta del magistero straussiano"
Recensione del Concerto del 19/01/2014

Era dell’"inattuale" Richard Strauss la pagina più attesa della seconda serata musicale del Festival Cantelli, al Teatro Coccia di Novara, ospite l’Orchestra Cantelli diretta da Romolo Gessi. In occasione del 150° anniversario dalla nascita del maestro di Monaco, la scelta è stata quella di proporre il concerto per oboe e piccola orchestra, opera “crepuscolare” scritta nel 1945 a guerra appena conclusa, pochi anni prima che la morte cogliesse il suo compositore. Quest’opera intima, sorretta da un equilibrio strumentale di sapore mozartiano, e summa perfetta del magistero straussiano, estranea ai titanismi dei poemi sinfonici precedenti, segna l’ultima fase compositiva di Strauss, oramai lontano dalle scene e dall’attenzione positiva di cui aveva goduto lungo la propria carriera, a causa di uno stile di impronta tardo-romantica divenuto, quasi alla soglia di metà Novecento, desueto, incapace di esprimere la ruvida realtà circostante. Insieme alle “Metamorfosi” e agli “Ultimi quattro canti”, il concerto per oboe è un meraviglioso canto del cigno, con una parte solistica di elevatissima difficoltà (richiede la respirazione circolare), ben resa da Francesco Quaranta, interprete particolarmente affezionato a queste pagine, con le quali ha avviato anni fa la propria carriera da solista. Come preludio all’ascolto, ha dato il La l’"Andante festivo" di Sibelius, composizione venata di malinconia ma appassionatamente spirituale nel suo procedere, viva, e sempre di forte carattere poetico: agli archi sono affidate lunghe frasi melodiche non semplici da rendere con intatta forza emotiva. Con più fermezza e maggiore slancio l’Orchestra Cantelli ha affrontato, nella seconda parte del concerto, la Terza Sinfonia di Mendelssohn, virando così verso il pieno romanticismo. Non meno "spirituale" e profonda la visione paesaggistica della Scozia che il compositore, dopo un viaggio condotto nel 1829, restituisce nelle pagine di questo ritratto non istintivo ma maturato nel corso di diversi anni, tuttavia permeato da intatta vividezza, nei suoi canonici quattro movimenti senza soluzione di continuità: una lettura certamente non semplice che l’Orchestra Cantelli ha saputo condurre senza incespicare, deliberata e robusta nei tempi allegri [...].

L’ECO di BERGAMO, B. Z.
"Bel concerto dell'Orchestra Cantelli a chiusura degli Incontri Europei"
"Vecchio e nuovo mondo a braccetto"
Recensione del Concerto del 17/04/2010

Con un parallelo tra vecchio e nuovo continente si sono conclusi gli Incontri europei con la musica. In Sala Piatti era di scena l'Orchestra Cantelli di Milano, in una formazione contenuta, per presentare due opere abbastanza note della produzione giovanile di Mozart, la Sinfonia K 201 e il mottetto Exsultate, jubilate K165. Nella sinfonia l'orchestra si è distinta per una prova brillante e sicura, con buona coesione delle sezioni e scorrevolezza collaudata. Più che la mano del direttore, il canadese Marc-André Bougie, ci è sembrato incisivo il gesto del violino di spalla della formazione.
L'interpretazione si è mossa lungo coordinate «classiche», con stacchi di tempo non estremizzati (né troppo rapidi, né troppo lenti) e colori pastosi e generosi. Nel mottetto era di scena il soprano americano Candace Taylor, che ha via via preso dimestichezza e intensità adeguate, dopo una partenza un po' sottotono. Ha dimostrato una buona agilità e via via anche il timbro della sua voce ha trovato inclinazioni più calde ed espressive.
Ben altra marcia ha caratterizzato la seconda parte del pomeriggio, riservata alla letteratura americana. A partire dai due spirituals Steal away e Hide up in the chariot di metà dell'Ottocento. Indubbiamente sia il conduttore che la voce solista hanno subito dimostrato una familiarità diversa, per immediatezza espressiva e scioltezza tecnica, che ha trovato un plauso convinto e giustificato da parte del pubblico.
E analogo discorso valeva per le successive, più note, pagine di Gershwin, Someone to watch over me, dal musical Oh Kaye e, da Porgy and Bess, Summertime e My man's gone now, due tra le melodie più celebri dell'opera, o ancora dall'aria Steal me, sweet thief, aria tratta dal radiodramma The old maid and the thief di Giancarlo Menotti. Pagine rese con estemporaneità, brillantezza di colori, inclinazioni suadenti e a tratti vagamente malinconiche.

L’ECO di BERGAMO, Stefano Cortesi
"Stagione di musica 2010", Città di Treviglio
Recensione del Concerto del 31/01/2010

Nel secondo appuntamento della stagione di musica 2010, davanti al folto pubblico che ha gremito il Teatro Filodrammatici di Treviglio, l’Orchestra Cantelli ha confermato di possedere ottime doti di formazione strumentale emergente. Sotto la vigile e analitica direzione di Paolo Belloli, la compagine milanese ha subito presentato le sue credenziali nell’Ouverture Coriolano, possente pagina di Beethoven che mostra la misura del potere drammatico e rappresentativo che la musica è in grado di offrire. Dai fatidici accordi iniziali in fortissimo – separati enfaticamente da lunghe pause – che precedono il primo tema cupo e vigoroso, al secondo tema, dolce, femmineo e intriso di melodie consolatrici, l’interpretazione di Belloli ha colto magnificamente il «dualismo» che innerva il capolavoro beethoveniano. Attacchi precisi, fraseggio incisivo ed eloquente, dinamica estesa, sono gli ingredienti che hanno contraddistinto un’esecuzione intensa, vivida, senza ombre. Inappuntabile ed encomiabile, da un punto di vista tecnico, la prova del chitarrista Andrea Dieci, che ha disinvoltamente superato ogni ardua difficoltà nel leggendario Concerto d’Aranjuez di Joaquin Rodrigo, alla quale, tuttavia, sono sostanzialmente mancati il trasporto e lo smalto tipicamente ispanici, la passionalità ed il lirismo flamenchi, che ne hanno reso uno dei lavori più amati ed eseguiti del secolo scorso. Purtroppo anche l’acustica non ha favorito la prestazione di Dieci.
Il palcoscenico del teatro trevigliese non è dei più spaziosi e il suono flebile della chitarra, posta a ridosso dei molti componenti orchestrali, in diversi passaggi è risultato coperto dai legni e, soprattutto, dai bassi – la cui posizione a ridosso delle quinte ne potenziava l’emissione sonora – che hanno «mascherato» ancor più lo strumento a pizzico. Il chitarrista ha poi deliziato gli ascoltatori con il Preludio n. 1 di Villa-Lobos, fuori programma interpretato con rara maestria. Molto curata in ogni dettaglio l’esecuzione della Sinfonia n. 41 «Jupiter», ultima della lunga serie mozartiana. Nella direzione, salvo qualche rigidità metronomica, non si è assistito a scarti agocici marcati, ma ad un approccio coerente e sereno lungo tutto il percorso della partitura. Ogni passaggio è stato assecondato con puntuali dettagli e senza inutili leziosità: ciò ha consentito di gustare le raffinate elaborazioni del primo tempo, l’intensa liricità dell’Andante, il fugato e la straordinaria architettura polifonica del Finale. Il pubblico ha risposto con lunghi e sentiti applausi.

L’ECO di BERGAMO, Stefano Cortesi
"Stagione di musica 2008", Città di Treviglio
Recensione della "Messa di Requiem" di G. Verdi del 15/02/2008

L’invito che l’Amministrazione di Treviglio ha proposto, non solo a tutta la sua cittadinanza, ma a tutti gli appassionati di musica della provincia, per festeggiare i mille anni dall’edificazione del campanile di San Martino, simbolo religioso e civico della città, è stato accolto con grande entusiasmo e partecipazione. Complice l’ultima proposta della Stagione di Musica 2008, che si è conclusa con la leggendaria Messa di Requiem di Verdi: la Basilica, venerdì sera, era gremita all’inverosimile con il pubblico assiepato in ogni suo angolo. L’esecuzione è stata affidata all’Orchestra Cantelli ed al Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano, sotto l’attenta direzione di Paolo Belloli che, sin dall’inizio, ha manifestato una buona dose di carattere e di sicurezza, doti necessarie per avere salda tra le mani la grandiosa partitura. Il maestro trevigliese, pur non discostandosi dal solco della tradizione, ha saputo presentare, nella sua lettura, un cambio di prospettiva ed un approccio moderno che hanno gettato nuova luce sul capolavoro verdiano. Direttore, coro ed orchestra, con encomiabile affiatamento, sin dalle prime battute del Requiem aeternam hanno mostrato di non limitare il linguaggio ad una scontata concezione del fraseggio. Unità di misura non è stata la battuta, ma la singola frase intesa nella sua totalità, che ha comunque permesso di percepire al suo interno una palese ed efficace differenziazione dei piani sonori. La tensione implacabile è esplosa subito, con grande magnificenza, nel poderoso Dies Irae, grazie all’ottima coordinazione tra coro ed orchestra, riproponendosi nei successivi tre attacchi con i quali viene ripetuto l’incipit dell’impressionante "sequentia" che, grazie alla geniale intuizione dell’autore, è l’elemento ricorrente ed unificante dell’intera composizione. Le trombe sono emerse luminose nel successivo Tuba mirum, mentre nel Confutatis ha ripreso corso il profondo senso dell’azione drammatica: il dialogo fra la vigorosa e solida voce del basso Emidio Guidotti e l’orchestra si è svolto in modo notevolmente serrato e profondamente incisivo. Nel successivo Lacrimosa la sensazione di trepidazione non si dileguava; alla straordinaria atmosfera intimistica, ricreata dal suono legato degli archi, faceva da contraltare il pungente incalzare del tempo. Vibrante e potente il doppio intervento corale nel Sanctus, mentre nei successivi Agnus Dei e Lux aeterna Belloli allentava dolcemente la drammaticità per lasciare posto ad un clima di rasserenato abbandono, nel quale il soprano Silvia Mapelli ed il mezzo soprano Nataliya Gerebtrenko, con la tavolozza delle loro voci morbide e suadenti, hanno dipinto un paesaggio spirituale di colori tenui e rassicuranti. Gli animi si placavano momentaneamente per poi tornare ai forti contrasti del Libera me Domine, dove si presentava ancora determinante l’intervento del coro. Nel brano conclusivo il fraseggio del soprano è terminato con un inaspettato crescendo, mentre il fugato si è aperto con impeto coinvolgente, ben accentuato dall’ottimo suono dell’orchestra di intensità pari a quella delle voci, sempre ben percepibili e molto chiare nella dizione. Applausi entusiastici per tutti, una lunga ovazione per Belloli e per Erina Gambarini, direttore del coro.


MUSICA E SCUOLA 15.5.2007, Daniela Picoi
Ritorno dell'Orchestra Cantelli. Con un concerto diretto da Romolo Gessi e il pianista Nazzareno Carusi.

Ha riscosso grande successo il concerto che l'Orchestra Cantelli, diretta da Romolo Gessi, ha tenuto nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, nella ricorrenza del 50° dalla scomparsa del M° Guido Cantelli. La straordinaria personalità artistica di Guido Cantelli è stata rievocata da Marcello Abbado, che non solo lo conobbe personalmente, ma suonò anche come solista in occasione del loro comune debutto concertistico con l'Orchestra della Scala: Abbado in qualità di pianista e Cantelli alla sua prima direzione scaligera. Il ricordo toccante, descritto con affetto e accuratezza, ha commosso molti tra gli spettatori presenti, tra i quali figuravano Leonardo Cantelli, figlio del maestro, e numerose personalità del mondo musicale milanese. Il ritorno dell'Orchestra Cantelli in Sala Verdi, sua tradizionale sede concertistica, è stato accolto calorosamente dal pubblico. Il programma della serata era di ampio respiro e prevedeva l'esecuzione di alcune tra le pagine più celebri del repertorio prediletto da Guido Cantelli. Fin dalla frizzante e briosa ouverture mozartiana dell'opera Le Nozze di Figaro è risultata eccellente l'intesa dell'orchestra con il M° Romolo Gessi, recentemente nominato suo nuovo direttore musicale. Il virtuosismo del successivo Concerto KV 271 "Jeunehomme" è stato affrontato con sicurezza e mirabile fantasia dal pianista Nazzareno Carusi, che ha dialogato con sapiente disinvoltura con l'organico orchestrale. Nella Quinta Sinfonia di Beethoven la coesione raggiunta dall'Orchestra Cantelli è stata particolarmente apprezzata. Morbida nel suono, precisa negli interventi solistici delle prime parti, l'orchestra ha dimostrato grande maturità musicale, seguendo puntualmente la linea interpretativa, che Romolo Gessi tracciava con elegante incisività, accurata scelta dei tempi ed entusiasmante carisma. Applausi e consensi vivissimi.


L’ECO di BERGAMO del 14.2.2007, Stefano Cortesi
"Stagione di musica 2007", Città di Treviglio
"L'Orchestra Cantelli convince Treviglio"

Il programma in cartellone per il quinto appuntamento della "Stagione di musica 2007" di Treviglio prometteva due ore di musica intensa e indimenticabile. Le aspettative del pubblico affluito numeroso al Teatro Filodrammatici non sono andate deluse: a testimonianza di ciò i numerosi applausi che hanno coronato la prestazione artistica dell’Orchestra Cantelli, diretta da Paolo Belloli, che ha confezionato un'esecuzione di alto profilo dell’Eroica di Beethoven, non sempre riscontrabile nelle compagini del medesimo livello di quella milanese. Paolo Belloli ha realizzato quanto da un direttore della sua esperienza ci si poteva attendere: ha retto con puntuale sollecitudine l’insieme orchestrale, coordinando con saldezza tutta la composizione. Già nell'"Allegro con brio" l’orchestra ha mostrato un'ottima sezione dei legni (oboe e fagotti in particolare), dimostrando come una formazione di medie proporzioni sia ancora la migliore per interpretare le sinfonie di Beethoven. Di rilevo l’interpretazione del secondo movimento, la celebre Marcia funebre, in cui un certo tratto declamatorio, sostenuto dalle luminose incursioni degli ottoni, si univa felicemente a una costante tensione espressiva, caratterizzata da uno stacco di tempo intelligente ed equilibrato, lento e cadenzato nella giusta misura. La formazione strumentale ha manifestato un'ottima lettura della possente partitura: nella gaia disinvoltura dello Scherzo, che, quanto a velocità, sembra sempre sfidare i limiti estremi dell'eseguibile, come nel Finale in forma di rondò, inteso con grande libertà, in cui l'autore inserì variazioni, fugati e sviluppi capaci di espandere a dismisura la tensione presente nei movimenti precedenti. Il pomeriggio sinfonico ha avuto esordio con la splendida Ouverture Le Ebridi di Mendelssohn, in cui l'incessante movimento del primo tema, quasi un gioco di onde marine, la dinamica continuamente variata e la ricorrenza continua di alcune cellule melodiche fanno sì che non sia sempre facile percepire, da parte dell’ascoltatore, l’autentica struttura del pezzo: il merito di Belloli è stato proprio l’imprimere un ampio respiro alla pagina, renderla intelligibile, arricchendone l'effetto pittorico. Di alto livello la prova del giovane violinista ungherese Antal Szalai, che, interpretando in modo magistrale il celebre Concerto per violino, sempre di Mendelssohn, ha saputo esaltare con il suo strumento tutti quei tratti ineffabili e romantici di questo capolavoro della letteratura musicale dell'Ottocento. Ultimo appuntamento della rassegna sarà il concerto straordinario con i leggendari The King's Singers, che si esibiranno per la festa della Madonna delle Lacrime.


VOCE ISONTINA del 3.2.2007, L. Q.
Successo ed applausi convinti per il sesto "Concerto della Sera" - Protagonista nella Stagione "Lipizer" l'Orchestra milanese Cantelli

Successo clamoroso per il sesto Concerto della Sera, tenutosi all'Auditorium di Gorizia. Protagonista della serata musicale l'Orchestra milanese "Cantelli", composta da solisti di varie nazionalità, diretta dalla sicura bacchetta del M° Romolo Gessi, con la partecipazione solistica del noto sassofonista Federico Mondelci. Sono state proposte pagine raramente eseguite, ma interessanti e coinvolgenti, specie per l'interpretazione stilisticamente curata, nell'anniversario di tre importanti musicisti: Grieg (Holberg Suite), Sibelius (Andante festivo) ed Elgar (Serenata op.20). Il saxofonista Mondelci si è fatto apprezzare sia nel Concerto op.109 di Glazunov, sia nelle accattivanti songs di autori quali Ellington, Bernstein, Morricone e Piazzolla. Ovazioni per il solista, ma tanti e calorosi applausi anche per l'ensemble orchestrale e il suo valente direttore. Fuori programma, graditissimo al numeroso pubblico, Tonight di Bernstein.


MESSAGGERO DEL LUNEDI' del 29.1.2007, E. L.
Applausi per l'Orchestra Cantelli al "Concerto della sera Lipizer"

All'Auditorium di Gorizia, protagonista l'orchestra milanese Cantelli, composta da ottimi solisti di varie nazionalità, guidata dalla mano sicura e competente del maestro Romolo Gessi, con la partecipazione solistica del sassofonista Federico Mondelci. Nella prima parte - dopo la Holberg Suite op.40 di Grieg, resa dall'orchestra con precisa attenzione stilistica - il Concerto op.109 di Glazunov ha coinvolto profondamente. Veramente calorosi e convinti gli applausi per la bravura del solista e per il sicuro amalgama con l'orchestra. Nella seconda parte, interessanti le pagine proposte - Andante festivo di Sibelius e Serenata op.20 di Elgar - molto suggestive e gradevoli anche per l'ottima interpretazione orchestrale. Un vero exploit di applausi per i brani per sax e archi di Ellington, Bernstein, Morricone e Piazzolla. Entusiastici consensi hanno accomunato tutti gli artisti, a cominciare dal saxofonista Mondelci, per proseguire con il bravissimo direttore, Romolo Gessi, e con gli altrettanto professionali strumentisti della Cantelli.


CORRIERE DELLA SERA – VIVIMILANO, 27/9/2000 di G.M.Benzig
"Tripla Orchestra per Veronesi"

"L’O.S.I. nasce dalla fusione progressiva di tre orchestre, tre realtà che danno ora vita a un cartellone comune".


LA REPUBBLICA, 28/9/2000 di Luigi Di Fronzo
"L’orchestra Cantelli ricomincia da tre: primo concerto stasera della Sinfonica d’Italia"

"L’Unione fa la forza" dev’essere il motto degli organizzatori della neonata Orchestra Sinfonica d’Italia, un’operazione che risulta da una singolare sinergia: tre organismi strumentali nazionali, la milanese Orchestra Sinfonica Guido Cantelli, l’Orchestra Filarmonica di Torino e la marchigiana Orchestra Internazionale d’Italia danno vita a una nuova orchestra con sede a Milano ma la cui attività interesserà anche le regioni dei complessi d’origine, per un totale di oltre cento concerti l’anno.

Direttore della nuova orchestra sarà Alberto Veronesi, guida della Cantelli, che già qualche anno fa aveva tentato di realizzare una difficile fusione con i Pomeriggi Musicali; a suo avviso la nascita dell’OSI rappresenta "l’avveramento di un sogno", quello di creare un organismo più solido e visibile, capace di aiutare i giovani orchestrali italiani a lavorare ed emergere". L’attività del gruppo, poggiante su un organico medio di circa sessanta elementi, privilegia direttori e solisti italiani.

Le date milanesi vertono su un panorama classico-romantico o del primo novecento e sono previsti un ciclo di musica da camera e una rassegna di musica contemporanea.


Corriere della Sera, 28 novembre 1999, Paolo Tarallo
"Veronesi e l'orchestra Cantelli: concerto con finale incantato"

L'ottima forma dell'orchestra ha permesso al direttore di ottenere con facilità il particolare suono straussiano, con i nastri multicolori degli archi che guizzano nell'equilibrato impasto di ottoni e legni. Efficace la formidabile scala cromatica dell'orchestra nel finale "Aus Italien", con il preciso contrappunto scandito dai violini. Bravissima la sezione dei corni e il primo corno fra tutti [...], ma anche la spalla non è stata da meno distinguendosi per un'intonazione adamantina, tanto in "Till" che in "Don Juan". Ineccepibile infine l'appiombo degli accordi finali, che segnano il destino di Don Giovanni. Lunghi, meritati applausi.


Corriere della sera, 13 febbraio 1999, Paolo Tarallo
"Il Brahms della Cantelli - Bagliori di virtuosismo e buona concertazione"

Il programma, interamente votato, anzi, consacrato, a Brahms, schiera due monumenti sinfonici: il "Concerto per violino, violoncello e orchestra" e la "Sinfonia n. 2 in re maggiore". Diciamo subito che l'esito di tale prova è stato assai buono. L'orchestra ha dimostrato di aver metabolizzato le due cospicue partiture, mercè sicuramente un attento lavoro di concertazione, compito del maestro Veronesi. [...] Nel "Doppio" il violinista Serghei Galaktionov e il violoncellista Alexander Zioumbrovsky hanno risolto le loro difficili parti, alternanti bagliori di virtuosismo concertistico a robusti orditi cameristici tessuti insieme alla trama orchestrale, con nettezza e passione sonora.


Fanfare, luglio-agosto 1998, James Camner

This is not the first CD recording of Falstaff, but in many respects it is the best. Although there are no first-rate vocalists, other than the sprightly buffo Falstaff of the baritone Romano Franceschetto, the cast is well rehearsed and forms a scintillating and finely honed ensemble. A great deal is due to the brilliant conducting of Alberto Veronesi and the warm Italianate playing of his Orchestra Guido Cantelli of Milan (sounding like a larger version of I Musici, the great chamber orchestra). Veronesi is a major talent, and I predict we will hear more from him. Great-sounding recording and a beautiful booklet with text and translation. Enthusiastically recommended.


Il Tempo, 14 giugno 1998, Enrico Cavallotti

L'Orchestra Guido Cantelli di Milano è giunta a Roma ospite di Santa Cecilia. Ci ha offerto, inopinata, una sensazione di freschezza esecutiva e di proprietà stilistica, che più abbiamo ammirato in considerazione della giovane età dei componenti il complesso strumentale. [...] Il lodevole Veronesi ha fondato l'Orchestra Cantelli nell'anno 1992, diventandone direttore artistico. Bella fondazione. Il suo è un gesto direttoriale che si distingue per eleganza, compostezza e nitore. Non dà nell'occhio, né v'aspira. Ed al gesto corrisponde un'inclinazione interpretativa tesa alla moderazione degli affetti, all'urbanità del porgere, alla politezza della fattura sonora.


The Financial Times, 4 giugno 1998, William Weaver
"Rarities on the fringe" (Falstaff di Salieri)

Sensitively paced by the young conductor Alberto Veronesi, the equally youthful Orchestra Guido Cantelli was able to convey all the charme and elegance of the score.


La Repubblica, 13 maggio 1998, Landa Ketoff

[...] e ascoltandola sabato, a Santa Cecilia, se ne sono visti i risultati: ottimi gli archi (quasi tutti stranieri) e i fiati (quasi tutti italiani), bel suono omogeneo, repertorio vasto e poco sfruttato.


Corriere della sera, 9 maggio 1998, Paolo Tarallo
"Dallo scrigno Cantelli una perla di concerto"

Ogni qualvolta si schiuda lo scrigno dell'Orchestra Cantelli luccicano preziosi gioielli. E' accaduto al Conservatorio, dove Alberto Veronesi ha diretto l'orchestra in un interessante programma, nel quale brillavano il "Concerto in fa diesis minore per pianoforte e orchestra" di Hiller e la Suite da "Il Borghese Gentiluomo" di Strauss.


Corriere della Sera, 25 aprile 1998, Alessandra Farkas

Per la prima volta un'opera interamente italiana ha debuttato al prestigiosissimo BAM di New York, tempio dell'avanguardia mondiale. [...] La prima americana, il 22 aprile, è stata applaudita sia dal pubblico sia dalla critica. [...] La critica ha apprezzato l'operazione culturale di Veronesi e Montresor, che, con questa trasferta oltreoceanica, tentano ciò che nessun altro aveva fatto prima di loro: riabilitare Salieri.


The New York Times, 19 aprile 1998, Paul J. Horsley

La Società dell'Opera Buffa, an energetic young company from Milan, is making a strong case for revisiting the composer's opera. Its brilliant production of Salieri's Falstaff [...], which opens on Wednesday at the Majestic Theatre of the Brooklyn Academy of Music, shows that there is much more to this witty, good-natured composer, than minuets and court intrigue. [...] And a new studio recording from Chandos, with Alberto Veronesi conducting the Orchestra Guido Cantelli, [...] suggests that BAM audiences are in for a rare treat. The disks feature clearly stylistic playing by the orchestra, under Mr. Veronesi's disciplined direction, and richly balanced choral singing.


Time Out, 16 aprile 1998, Tom Samiljan
"Buffa Babies"

A youthful Milan-based opera company is single-handedly reviving the art of italian comic opera. [...] The Società is youthful to the core [...].Times have changed since the days of Toscanini. Being a great conductor won't guarantee main-stream stardom these days. But if the Società can manage to bring an obscure opera by Salieri to New York, just think what lies ahead. The group certainly has time on its side.


The Guardian, 20 marzo 1998, S.P.

The playing of the young Orchestra Guido Cantelli is fine, and the momentum generated by Alberto Veronesi compelling.


The Sunday Times, 15 marzo 1998

The Cantelli Orchestra is a stunning ensemble and the playing is fabulous.


Corriere della sera, 14 marzo 1998, Francesco Maria Colombo

[...] un'orchestra da camera quale la Cantelli, nata da iniziativa privata, la quale riesca in cinque soli anni a organizzare una propria stagione radunando un pubblico che stipi la Sala Verdi quasi fino all'ultima poltrona, è un piccolo miracolo. [...] i programmi sono effettivamente vari ed interessanti [...]. In particolare sugli Stabat Mater di Alessandro Scarlatti e di Pergolesi, ora ascoltati: Veronesi privilegia una dimensione di raccolto e sobrio intimismo, ottenendo dall'orchestra un colore assorto e stemperando in una sorta di malinconia suggestiva quel che di tragico potrebbe suggerire il testo sacro. Gli esiti sono, come sempre, ottimi in orchestra, buoni nelle soliste Myeounghee Lee e Chiara Chialli [...].


Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 marzo 1998, Harald Budweg
Eine Lanze für Clara Schumann

L'Orchestra Guido Cantelli di Milano ha debuttato come ospite in un concerto per la Mainzer Konzertdirektion, nell'affollatissima Rheingoldhalle. L'ensemble milanese, sotto la direzione energica di Alberto Veronesi, si è dimostrato un gruppo raffinato, capace di uno sviluppo del suono delicato nella forza di filarmonica da camera. Il bel suono degli archi ha trovato un gratificante campo d'espressione nel breve brano "Crisantemi" di Giacomo Puccini, (originalmente per quartetto), colmo di sentimento.


Mainzer Allgemeine Zeitung, 12 marzo 1998, S.K.
Zwei fesselnde Jugendwerke

L'Orchestra Guido Cantelli di Milano, sotto la bacchetta del suo fondatore e direttore Alberto Veronesi, sviluppa i sei movimenti [della Serenata in re maggiore op. 11 di Brahms] con vitale gioia di far musica. Veronesi lascia presagire, nel primo movimento, le future conquiste del Brahms sinfonico, acuisce i contrasti cromatici, si abbandona alla naturale magia degli strumenti a fiato. L'Adagio viene qui dilatato fino a diventare quasi un Largo - un su e giù emotivo dallo sviluppo del suono, trattenuto e poi nuovamente spegnentesi. Il minuetto e il rondò finale risultano come in filigrana.


Mainzer Rheinzeitung, 12 marzo 1998, Roland Furch
Futter für die finger im Meisterkonzert

L'Orchestra Guido Cantelli, che, a causa dell'opera stessa, nel concerto per pianoforte aveva potuto mettersi meno in evidenza, ci ha piacevolmente rivelato le sue possibilità sonore nelle Antiche Danze ed Arie di Ottorino Respighi e nella Serenata in re maggiore di Brahms. Il suo direttore Alberto Veronesi è riuscito a stimolare una fusione di suono molto omogenea e a dipingere con le molteplici combinazioni degli strumenti. Sostenuto dalla piccola formazione, ma anche grazie ad un preciso lavoro di concertazione, Veronesi ha portato la sua orchestra ad un suono d'insieme trasparente, perfettamente percettibile.


Il Giornale, 30 gennaio 1997, Luciana Baldrighi

Rigore, eleganza ed anche humor. Con queste caratteristiche Alberto Veronesi ha diretto l'altro pomeriggio al Conservatorio Giuseppe Verdi l'Orchestra "Guido Cantelli" da lui stesso fondata nel 1992 e l'orchestra "I Pomeriggi Musicali", riunite in un unico grande organico sinfonico. Un'operazione che si era già ripetuta con successo la scorsa estate. In programma l'Orpheus di Igor Stravinskij e la Sinfonia n.4 opera 60 di Ludwig van Beethoven. Per l' occasione la sala del Conservatorio si è gremita di gente: dall'atmosfera che si respirava, sembrava di essere tornati ai vecchi tempi, quando le stagioni concertistiche registravano il tutto esaurito.


Amadeus, febbraio 1997, Luigi di Fronzo

Sotto la guida di un giovane serio, puntiglioso, accanito ed apprezzato esaminatore di montagne di partiture come il trentenne Alberto Veronesi, la Cantelli è diventata l’appellativo di un'orchestra e non ha mancato di suscitare qualche invidia nella grigia città dove si liquidavano complessi sinfonici.[...] Il risultato oggi è questo: caparbietà, lavoro indefesso, prove lunghe e massacranti per tutti, hanno fatto lievitare le speranze e le certezze della Cantelli ed i suoi traguardi raggiunti in pochi mesi hanno portato non solo lustro, ma esperienza e vitalità.


La Notte, 10 marzo 1997

L’Orchestra Cantelli la conosciamo e la seguiamo da anni. E con lei il suo giovane direttore. Veronesi lavora con questo complesso con serietà e nel corso degli anni è riuscito a raggiungere lusinghieri risultati. Il complesso inserisce nel suo repertorio compositori del periodo classico, anche se a volte si spinge nell’ area romantica ed in quella contemporanea.


Il Giornale, 28 marzo 1997, Alberto Cantù

Un'orchestra milanese, ma internazionale per gli strumentisti che la compongono e solisti di gran fama. La "Guido Cantelli" con il suo direttore Alberto Veronesi ha dato via ad una serie di concerti: come prestigiosi ospiti per l'appuntamento inaugurale hanno suonato Manuel Barrueco ed il pianista Eugenio De Rosa. [...]


Corriere della Sera, 5 aprile 1997, Paolo Isotta

[...] La precisione ed il nitore degli archi dell'Orchestra Guido Cantelli di Milano sono noti. Il suo direttore stabile, Alberto Veronesi, concerta Il Dixit Dominus di Händel alternando la tecnica tradizionale ad altra lievemente imparentata con l'attuale moda esecutiva concernente la musica cosiddetta "barocca". Perviene pure (de torrente in via bibet) a raffinatezze timbriche inedite anche per un buon conoscitore della partitura [...] il suo gesto fervido ed insieme esatto, addirittura virtuosistico nel primo tempo del Concerto in re min. di Bach, infonde plasticità al suono corale e strumentale e dinamismo artificioso all'esecuzione tutta.


Corriere della Sera, 30 aprile 1997, Francesco Maria Colombo

Che programma raffinato, lunedì sera al Conservatorio, con l'Orchestra Cantelli. Nella prima parte, una di quelle piccole Sinfonie del primo Haydn, l'Ottava intitolata "Le Soir", che non finiscono di incantare con la loro grazia di snelle adolescenti e lo sconosciutissimo "Concerto op. 69" di Ferdinand von Hiller; nella seconda lo chic dello chic: la Suite di Richard Strauss nelle musiche di scena per il "Borghese Gentiluomo" di Molière. [...] Quanto a Veronesi e alla Cantelli, ancora una volta ci piace ripetere come la sensibilità poetica, la fantasia, la libertà di fraseggio di questo direttore si confermino sempre più e trovino attuazione piena nelle doti di autentico virtuosismo sfoggiate dalla sua orchestra.


Il Giorno, 18 maggio 1997, Lorenzo Arruga

[...] un'orchestra che ha dei lati interessanti e che viene abbastanza discussa perché anomala nel panorama italiano è la Cantelli, con molti elementi stranieri, che ha come direttore stabile Alberto Veronesi. In una formazione con gli archi ha eseguito per le "Serate Musicali" il Concerto di Chopin in fa minore, in una versione ridotta, che ci ha dato ancora una volta la gioia di ascoltare uno dei pianisti più spiritosi, ricchi di tenerezze segrete, cioè Thiollier, ed una versione per complesso d'archi del più famoso brano per quartetto, Opera 110, di Shostakovich. La caratteristica più considerevole è, a mio avviso, il colore scuro e severo che il complesso sta prendendo; con una bella precisione ed un fascino suo, che permette di individuarla. Ecco la possibilità di un percorso da seguire, con il solito desiderio che tutto sia bellissimo e con la severità critica che lo possa diventare.


Corriere della Sera, 27 febbraio 1996, Paolo Isotta

[...] Sì, la "Cantelli" non è solo la riunione di una serie di strumentisti bravi, è un organismo che si vede, comincia ad avere reazioni, comportamenti e colori in quanto organismo. [...] Gode, l’orchestra, di buone prime parti tra i fiati, ma l’omogeneità tecnica degli archi, la loro precisione e il suono potente e ricco sembrano sopra ogni cosa degne di nota, atteso che proprio gli archi sono, per lo più, il punto debole delle orchestre italiane.


Der Standard, 6 aprile 1996, Peter Cossè

[...] Se attualmente c’è qualcosa di positivo di cui riferire nella Salisburgo pasquale del Festival, si tratta dell’avvenimento contrappuntistico al Mozarteum. L’idea del Festival parallela e riformista di Claudio Abbado dà i suoi frutti [...] Al fine di fornire un breve ma approfondito insegnamento in materia di estetica orchestrale italiana, Abbado ha invitato come autorità in questo campo l’Orchestra Guido Cantelli di Milano, formata da giovani, il cui direttore Alberto Veronesi, con brani di Dallapiccola, Sciarrino, Manzoni e Malipiero, complicati e non sempre di facile ascolto, ha fornito buoni esempi della solidità e della duttilità dell’ensemble.


Corriere della Sera, 11 aprile 1996, Paolo Tarallo

[...] L’altra sera al Conservatorio l’Orchestra Guido Cantelli s’è presentata al penultimo appuntamento stagionale in forma quanto mai smagliante. Più che un’orchestra è parsa essere, nella solida coesione dimostrata, un unico strumento, sensibilissimo nel recepire e porre in atto la precisa chironomia del suo direttore, nonché padre fondatore, Alberto Veronesi.


Corriere della Sera, 20 giugno 1996, Franca Cella

[...] entusiasmante la Suite dal balletto "El Amor Brujo" di De Falla......Veronesi l’ha accarezzata nell’orchestrazione smagliante e guidata con respiro di magico rituale.


La Nazione, 15 settembre 1996, Federica Luchetti

[...] padrone del gioco il maestro Alberto Veronesi che ha diretto con giovanile tocco l’Orchestra Guido Cantelli. Protagonista assoluto nel preludio del terzo atto, Veronesi ha mostrato un piglio tenace personale dal taglio perfetto.


Corriere della Sera, 31 ottobre 1996, Paolo Tarallo

Veronesi e l’ottima compagine hanno correttamente scelto di assecondare, accentuandolo, il vivace ritmo scenico che fa speditamente procedere una macchina operistica ricca di melodie accattivanti oltre che vocalmente brillanti.


Il Sole 24 ore, 3 novembre 1996, Carlamaria Casanova

[...] L’orchestra Guido Cantelli che Alberto Veronesi porta a pregevole risultato, alleggerendo la vis comica, dando respiro agli accenni di commovente umanità, risolvendo con precisione i sostanziosi concertati.


La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 novembre 1995, Nicola Sbisà

[...] L’Orchestra Guido Cantelli, complesso "giovane" nel contesto dei gruppi strumentali italiani, ha subito dimostrato di meritare ampiamente il subitaneo successo riportato già all’indomani dei suoi esordi. Suono compatto, espressivo, capacità di calibrare slancio e sonorità alle più diverse e complesse esigenze stilistiche, esemplare, immediata rispondenza alle idee del suo direttore-fondatore il giovane maestro Alberto Veronesi. Veronesi - che aveva già rilevato la sua cifra interpretativa in un non dimenticato "Concerto delle nuove bacchette" al Festival di Spoleto di due anni fa - guida l’orchestra con mano sicura e grande sensibilità musicale.


La Stampa, 23 febbraio 1994, Giorgio Pestelli

L’Orchestra Cantelli è anche una struttura organizzativa per la formazione di giovani musicisti usciti da scuole e conservatori di tutto il mondo: dunque un laboratorio di talenti e di cultura strumentale al quale il pubblico ha riservato i più caldi voti augurali.


Corriere della Sera, 20 aprile 1994, Franca Cella

L’Orchestra Cantelli, fremente di giovinezza, ha trovato subito un suo pubblico, disponibile e prezioso. [...] Sta costruendosi un repertorio e lo fa minuziosamente e lentamente con il suo direttore Alberto Veronesi. Questo ciclo " Il ‘900 storico" distilla tre capolavori d’epoca (di Stravinskij, Bartók, Schönberg, uno ad ogni concerto) accanto a pagine del Settecento ed Ottocento.


La Notte, 2 giugno 1994, Gabriella Mazzola

Salvatore Accardo entusiasma il pubblico del Conservatorio e trascina al successo anche il giovane direttore Alberto Veronesi e l’Orchestra Guido Cantelli. Un appuntamento che ha riempito la sala fino all’inverosimile, tanto che non c’era più un posto neppure in piedi.


Corriere della Sera, 3 giugno 1994, Francesco Maria Colombo

[...] Alberto Veronesi, il giovane direttore che guida stabilmente la Cantelli: in lui abbiamo notato un’eleganza di gesto (sobrietà unita alla sicurezza, soprattutto nell’anticipare gli attacchi, immediato senso del fraseggio e dell’accentazione delle linee melodiche; capacità di sostenere l’impulso ritmico con la destra serbando alla sinistra l’indipendenza che stabilisca il carattere espressivo, il colore o l’intensità dinamica di volta in volta richiesta) [...] Quanto alla formazione che Veronesi guida, intonazione, duttilità nella dinamica, omogeneità fra gli archi, sono pregi evidenti.


Nice Matin, 17 agosto 1994, Renè Doumène

[...] L’Orchestra Guido Cantelli a mis en évidence une richesse de son, une homogénéité, une fraîcheur, mais aussi un enthousiasme qui laissent bien augurer de son avenir. Ajoutons qu’il est tout aussi à l’aise dans les compositeurs de l’époque classique que dans la musique de notre temps, ce qui "n’est pas évident" comme l’on dit aujourd’hui.


Il Giorno, 18 ottobre 1994, Lorenzo Arruga

[...] Alberto Veronesi sta mostrando di dare un forte senso di costruzione personale, intelligente, utile all’orchestra [...] Così, nella Sala Grande del Conservatorio, davanti a moltissimo pubblico plaudente, Veronesi ha osato presentare il concerto "Imperatore" di Beethoven, e la Sinfonia di Schubert detta "La Grande". Ha tenuto in mano con molta sicurezza entrambe le partiture. Si è sentito un grande senso di chiarezza [...] inoltre ha lavorato molto bene sul colore del suono e sulle diversità dei fraseggi.


Corriere della Sera, 1 novembre 1994, Franca Cella

Teniamocela stretta questa Orchestra Guido Cantelli, piccola (25 borsisti), giovane (dal ‘93) nella città che dissipa orchestre senza un rimpianto. Ha suono d’archi vivido e aristocratico, col potenziale d’energia e scatto delle scuole dell’est appena alza la voce, e un tessuto connettivo morbidamente italiano; fondata e diretta dal giovane Alberto Veronesi può permettersi uno studio continuo per perfezionare e allargare il repertorio."

 
 
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