RASSEGNA
STAMPA
L’ECO
di BERGAMO, Stefano Cortesi
"Stagione
di musica 2010", Città di Treviglio
Recensione
del Concerto del 31/01/2010
Nel
secondo appuntamento della stagione di musica 2010, davanti al folto
pubblico che ha gremito il Teatro Filodrammatici di Treviglio,
l’Orchestra Cantelli ha confermato di possedere ottime doti di
formazione strumentale emergente. Sotto la vigile e analitica direzione
di Paolo Belloli, la compagine milanese ha subito presentato le sue
credenziali nell’Ouverture Coriolano, possente pagina di
Beethoven che mostra la misura del potere drammatico e rappresentativo
che la musica è in grado di offrire. Dai fatidici accordi
iniziali in fortissimo – separati enfaticamente da lunghe pause
– che precedono il primo tema cupo e vigoroso, al secondo tema,
dolce, femmineo e intriso di melodie consolatrici,
l’interpretazione di Belloli ha colto magnificamente il
«dualismo» che innerva il capolavoro beethoveniano.
Attacchi precisi, fraseggio incisivo ed eloquente, dinamica estesa,
sono gli ingredienti che hanno contraddistinto un’esecuzione
intensa, vivida, senza ombre. Inappuntabile ed encomiabile, da un punto
di vista tecnico, la prova del chitarrista Andrea Dieci, che ha
disinvoltamente superato ogni ardua difficoltà nel leggendario
Concerto d’Aranjuez di Joaquin Rodrigo, alla quale, tuttavia,
sono sostanzialmente mancati il trasporto e lo smalto tipicamente
ispanici, la passionalità ed il lirismo flamenchi, che ne hanno
reso uno dei lavori più amati ed eseguiti del secolo scorso.
Purtroppo anche l’acustica non ha favorito la prestazione di
Dieci.
Il palcoscenico del teatro trevigliese non è dei più
spaziosi e il suono flebile della chitarra, posta a ridosso dei molti
componenti orchestrali, in diversi passaggi è risultato coperto
dai legni e, soprattutto, dai bassi – la cui posizione a ridosso
delle quinte ne potenziava l’emissione sonora – che hanno
«mascherato» ancor più lo strumento a pizzico. Il
chitarrista ha poi deliziato gli ascoltatori con il Preludio n. 1 di
Villa-Lobos, fuori programma interpretato con rara maestria. Molto
curata in ogni dettaglio l’esecuzione della Sinfonia n. 41
«Jupiter», ultima della lunga serie mozartiana. Nella
direzione, salvo qualche rigidità metronomica, non si è
assistito a scarti agocici marcati, ma ad un approccio coerente e
sereno lungo tutto il percorso della partitura. Ogni passaggio è
stato assecondato con puntuali dettagli e senza inutili
leziosità: ciò ha consentito di gustare le raffinate
elaborazioni del primo tempo, l’intensa liricità
dell’Andante, il fugato e la straordinaria architettura
polifonica del Finale. Il pubblico ha risposto con lunghi e sentiti
applausi.
L’ECO
di BERGAMO, Stefano Cortesi
"Stagione
di musica 2008", Città di Treviglio
Recensione
della "Messa di Requiem" di G. Verdi del 15/02/2008
L’invito
che l’Amministrazione di Treviglio ha proposto, non solo a
tutta
la sua cittadinanza, ma a tutti gli appassionati di musica della
provincia, per festeggiare i mille anni dall’edificazione del
campanile di San Martino, simbolo religioso e civico della
città, è stato accolto con grande entusiasmo e
partecipazione. Complice l’ultima proposta della Stagione di
Musica 2008, che si è conclusa con la leggendaria Messa di
Requiem di Verdi: la Basilica, venerdì sera, era gremita
all’inverosimile con il pubblico assiepato in ogni suo
angolo.
L’esecuzione è stata affidata
all’Orchestra Cantelli
ed al Coro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano, sotto
l’attenta
direzione di Paolo Belloli che, sin dall’inizio, ha
manifestato
una buona dose di carattere e di sicurezza, doti necessarie per avere
salda tra le mani la grandiosa partitura. Il maestro trevigliese, pur
non discostandosi dal solco della tradizione, ha saputo presentare,
nella sua lettura, un cambio di prospettiva ed un approccio moderno che
hanno gettato nuova luce sul capolavoro verdiano. Direttore, coro ed
orchestra, con encomiabile affiatamento, sin dalle prime battute del
Requiem aeternam hanno mostrato di non limitare il linguaggio ad una
scontata concezione del fraseggio. Unità di misura non
è
stata la battuta, ma la singola frase intesa nella sua
totalità,
che ha comunque permesso di percepire al suo interno una palese ed
efficace differenziazione dei piani sonori. La tensione implacabile
è esplosa subito, con grande magnificenza, nel poderoso Dies
Irae, grazie all’ottima coordinazione tra coro ed orchestra,
riproponendosi nei successivi tre attacchi con i quali viene ripetuto
l’incipit dell’impressionante
“sequentia” che,
grazie alla geniale intuizione dell’autore, è
l’elemento ricorrente ed unificante dell’intera
composizione. Le trombe sono emerse luminose nel successivo Tuba mirum,
mentre nel Confutatis ha ripreso corso il profondo senso
dell’azione drammatica: il dialogo fra la vigorosa e solida
voce
del basso Emidio Guidotti e l’orchestra si è
svolto in
modo notevolmente serrato e profondamente incisivo. Nel successivo
Lacrimosa la sensazione di trepidazione non si dileguava; alla
straordinaria atmosfera intimistica, ricreata dal suono legato degli
archi, faceva da contraltare il pungente incalzare del tempo. Vibrante
e potente il doppio intervento corale nel Sanctus, mentre nei
successivi Agnus Dei e Lux aeterna Belloli allentava dolcemente la
drammaticità per lasciare posto ad un clima di rasserenato
abbandono, nel quale il soprano Silvia Mapelli ed il mezzo soprano
Nataliya Gerebtrenko, con la tavolozza delle loro voci morbide e
suadenti, hanno dipinto un paesaggio spirituale di colori tenui e
rassicuranti. Gli animi si placavano momentaneamente per poi tornare ai
forti contrasti del Libera me Domine, dove si presentava ancora
determinante l’intervento del coro. Nel brano conclusivo il
fraseggio del soprano è terminato con un inaspettato
crescendo,
mentre il fugato si è aperto con impeto coinvolgente, ben
accentuato dall’ottimo suono dell’orchestra di
intensità pari a quella delle voci, sempre ben percepibili e
molto chiare nella dizione. Applausi entusiastici per tutti, una lunga
ovazione per Belloli e per Erina Gambarini, direttore del coro.
MUSICA E SCUOLA 15.5.2007, Daniela Picoi
Ritorno
dell'Orchestra Cantelli. Con un concerto diretto da Romolo Gessi e il
pianista Nazzareno Carusi.
Ha
riscosso grande successo il concerto che l'Orchestra Cantelli, diretta
da Romolo Gessi, ha tenuto nella Sala Verdi del Conservatorio di
Milano, nella ricorrenza del 50° dalla scomparsa del M°
Guido
Cantelli. La straordinaria personalità artistica di Guido
Cantelli è stata rievocata da Marcello Abbado, che non solo
lo
conobbe personalmente, ma suonò anche come solista in
occasione
del loro comune debutto concertistico con l'Orchestra della Scala:
Abbado in qualità di pianista e Cantelli alla sua prima
direzione scaligera. Il ricordo toccante, descritto con affetto e
accuratezza, ha commosso molti tra gli spettatori presenti, tra i quali
figuravano Leonardo Cantelli, figlio del maestro, e numerose
personalità del mondo musicale milanese. Il ritorno
dell'Orchestra Cantelli in Sala Verdi, sua tradizionale sede
concertistica, è stato accolto calorosamente dal pubblico.
Il
programma della serata era di ampio respiro e prevedeva l'esecuzione di
alcune tra le pagine più celebri del repertorio prediletto
da
Guido Cantelli. Fin dalla frizzante e briosa ouverture mozartiana
dell'opera Le Nozze di Figaro è risultata eccellente
l'intesa
dell'orchestra con il M° Romolo Gessi, recentemente nominato
suo
nuovo direttore musicale. Il virtuosismo del successivo Concerto KV 271
"Jeunehomme" è stato affrontato con sicurezza e mirabile
fantasia dal pianista Nazzareno Carusi, che ha dialogato con sapiente
disinvoltura con l'organico orchestrale. Nella Quinta Sinfonia di
Beethoven la coesione raggiunta dall'Orchestra Cantelli è
stata
particolarmente apprezzata. Morbida nel suono, precisa negli interventi
solistici delle prime parti, l'orchestra ha dimostrato grande
maturità musicale, seguendo puntualmente la linea
interpretativa, che Romolo Gessi tracciava con elegante
incisività, accurata scelta dei tempi ed entusiasmate
carisma.
Applausi e consensi vivissimi.
L’ECO di BERGAMO del 14.2.2007, Stefano Cortesi
"Stagione
di musica 2007", Città di Treviglio
"L'Orchestra
Cantelli convince Treviglio"
Il
programma in cartellone per il quinto appuntamento della "Stagione di
musica 2007" di Treviglio prometteva due ore di musica intensa e
indimenticabile. Le aspettative del pubblico affluito numeroso al
Teatro Filodrammatici non sono andate deluse: a testimonianza di
ciò i numerosi applausi che hanno coronato la prestazione
artistica dell’Orchestra Cantelli, diretta da Paolo Belloli,
che
ha confezionato un'esecuzione di alto profilo dell’Eroica
di Beethoven, non sempre riscontrabile nelle compagini del medesimo
livello di quella milanese. Paolo Belloli ha realizzato quanto da un
direttore della sua esperienza ci si poteva attendere: ha retto con
puntuale sollecitudine l’insieme orchestrale, coordinando con
saldezza tutta la composizione. Già nell'"Allegro con brio"
l’orchestra ha mostrato un'ottima sezione dei legni (oboe e
fagotti in particolare), dimostrando come una formazione di medie
proporzioni sia ancora la migliore per interpretare le sinfonie di
Beethoven. Di rilevo l’interpretazione del secondo movimento,
la
celebre Marcia funebre,
in
cui un certo tratto declamatorio, sostenuto dalle luminose incursioni
degli ottoni, si univa felicemente a una costante tensione espressiva,
caratterizzata da uno stacco di tempo intelligente ed equilibrato,
lento e cadenzato nella giusta misura. La formazione strumentale ha
manifestato un'ottima lettura della possente partitura: nella gaia
disinvoltura dello Scherzo,
che, quanto a velocità, sembra sempre sfidare i limiti
estremi dell'eseguibile, come nel Finale
in forma di rondò, inteso con grande libertà, in
cui
l'autore inserì variazioni, fugati e sviluppi capaci di
espandere a dismisura la tensione presente nei movimenti precedenti. Il
pomeriggio sinfonico ha avuto esordio con la splendida Ouverture Le Ebridi
di Mendelssohn, in cui l'incessante movimento del primo tema, quasi un
gioco di onde marine, la dinamica continuamente variata e la ricorrenza
continua di alcune cellule melodiche fanno sì che non sia
sempre
facile percepire, da parte dell’ascoltatore,
l’autentica
struttura del pezzo: il merito di Belloli è stato proprio
l’imprimere un ampio respiro alla pagina, renderla
intelligibile,
arricchendone l'effetto pittorico. Di alto livello la prova del giovane
violinista ungherese Antal Szalai, che, interpretando in modo
magistrale il celebre Concerto per violino, sempre di Mendelssohn, ha
saputo esaltare con il suo strumento tutti quei tratti ineffabili e
romantici di questo capolavoro della letteratura musicale
dell'Ottocento. Ultimo appuntamento della rassegna sarà il
concerto straordinario con i leggendari The King's Singers, che si
esibiranno per la festa della Madonna delle Lacrime.
VOCE ISONTINA del 3.2.2007, L. Q.
Successo
ed applausi convinti per il sesto "Concerto della Sera" - Protagonista
nella Stagione "Lipizer" l'Orchestra milanese Cantelli
Successo
clamoroso per il sesto Concerto della Sera, tenutosi all'Auditorium di
Gorizia. Protagonista della serata musicale l'Orchestra milanese
"Cantelli", composta da solisti di varie nazionalità,
diretta
dalla sicura bacchetta del M° Romolo Gessi, con la
partecipazione
solistica del noto sassofonista Federico Mondelci. Sono state proposte
pagine raramente eseguite, ma interessanti e coinvolgenti, specie per
l'interpretazione stilisticamente curata, nell'anniversario di tre
importanti musicisti: Grieg (Holberg Suite), Sibelius (Andante festivo)
ed Elgar (Serenata op.20). Il saxofonista Mondelci si è
fatto
apprezzare sia nel Concerto op.109 di Glazunov, sia nelle accattivanti
songs di autori quali Ellington, Bernstein, Morricone e Piazzolla.
Ovazioni per il solista, ma tanti e calorosi applausi anche per
l'ensemble orchestrale e il suo valente direttore. Fuori programma,
graditissimo al numeroso pubblico, Tonight di Bernstein.
MESSAGGERO DEL LUNEDI' del 29.1.2007, E. L.
Applausi
per l'Orchestra Cantelli al "Concerto della sera Lipizer"
All'Auditorium di Gorizia, protagonista l'orchestra milanese Cantelli,
composta da ottimi solisti di varie nazionalità, guidata
dalla
mano sicura e competente del maestro Romolo Gessi, con la
partecipazione solistica del sassofonista Federico Mondelci. Nella
prima parte - dopo la Holberg Suite op.40 di Grieg, resa dall'orchestra
con precisa attenzione stilistica - il Concerto op.109 di Glazunov ha
coinvolto profondamente. Veramente calorosi e convinti gli applausi per
la bravura del solista e per il sicuro amalgama con l'orchestra. Nella
seconda parte, interessanti le pagine proposte - Andante festivo di di
Sibelius e Serenata op.20 di Elgar - molto suggestive e gradevoli anche
per l'ottima interpretazione orchestrale. Un vero exploit di applausi
per i brani per sax e archi di Ellington, Bernstein, Morricone e
Piazzolla. Entusiastici consensi hanno accomunato tutti gli artisti, a
cominciare dal saxofonista Mondelci, per proseguire con il bravissimo
direttore, Romolo Gessi, e con gli altrettanto professionali
strumentisti della Cantelli.
CORRIERE DELLA SERA –
VIVIMILANO, 27/9/2000 di G.M.Benzig
"Tripla Orchestra per Veronesi"
"L’O.S.I.
nasce dalla fusione
progressiva di tre orchestre, tre realtà che danno ora vita
a un cartellone comune".
LA
REPUBBLICA, 28/9/2000 di
Luigi Di Fronzo
"L’orchestra
Cantelli ricomincia da tre: primo concerto
stasera della Sinfonica d’Italia"
"L’Unione fa la forza" dev’essere il motto degli
organizzatori della neonata Orchestra Sinfonica d’Italia,
un’operazione che risulta da una singolare sinergia: tre
organismi strumentali nazionali, la milanese Orchestra Sinfonica Guido
Cantelli, l’Orchestra Filarmonica di Torino e la marchigiana
Orchestra Internazionale d’Italia danno vita a una nuova
orchestra con sede a Milano ma la cui attività
interesserà anche le regioni dei complessi
d’origine, per un totale di oltre cento concerti
l’anno.
Direttore
della nuova orchestra
sarà Alberto Veronesi, guida della Cantelli, che
già qualche anno fa aveva tentato di realizzare una
difficile fusione con i Pomeriggi Musicali; a suo avviso la nascita
dell’OSI rappresenta "l’avveramento di un sogno",
quello di creare un organismo più solido e visibile, capace
di aiutare i giovani orchestrali italiani a lavorare ed emergere".
L’attività del gruppo, poggiante su un organico
medio di circa sessanta elementi, privilegia direttori e solisti
italiani.
Le
date milanesi vertono su un
panorama classico-romantico o del primo novecento e sono previsti un
ciclo di musica da camera e una rassegna di musica contemporanea.
Corriere della Sera, 28
novembre
1999, Paolo Tarallo
"Veronesi e l'orchestra
Cantelli: concerto con finale incantato"
L'ottima
forma dell'orchestra ha
permesso al direttore di ottenere con facilità il
particolare suono straussiano, con i nastri multicolori degli archi che
guizzano nell'equilibrato impasto di ottoni e legni. Efficace la
formidabile scala cromatica dell'orchestra nel finale "Aus Italien",
con il preciso contrappunto scandito dai violini. Bravissima la sezione
dei corni e il primo corno fra tutti [...], ma anche la spalla non
è stata da meno distinguendosi per un'intonazione
adamantina, tanto in "Till" che in "Don Juan". Ineccepibile infine
l'appiombo degli accordi finali, che segnano il destino di Don
Giovanni. Lunghi, meritati applausi.
Corriere
della sera, 13 febbraio
1999, Paolo Tarallo
"Il Brahms
della Cantelli -
Bagliori di virtuosismo e buona concertazione"
Il
programma, interamente
votato, anzi, consacrato, a Brahms, schiera due monumenti sinfonici: il
"Concerto per violino, violoncello e orchestra" e la "Sinfonia n. 2 in
re maggiore". Diciamo subito che l'esito di tale prova è
stato assai buono. L'orchestra ha dimostrato di aver metabolizzato le
due cospicue partiture, mercè sicuramente un attento lavoro
di concertazione, compito del maestro Veronesi. [...] Nel "Doppio" il
violinista Serghei Galaktionov e il violoncellista Alexander
Zioumbrovsky hanno risolto le loro difficili parti, alternanti bagliori
di virtuosismo concertistico a robusti orditi cameristici tessuti
insieme alla trama orchestrale, con nettezza e passione sonora.
Fanfare,
luglio-agosto 1998,
James Camner
This
is not the first CD
recording of Falstaff, but in many respects it is the best. Although
there are no first-rate vocalists, other than the sprightly buffo
Falstaff of the baritone Romano Franceschetto, the cast is well
rehearsed and forms a scintillating and finely honed ensemble. A great
deal is due to the brilliant conducting of Alberto Veronesi and the
warm Italianate playing of his Orchestra Guido Cantelli of Milan
(sounding like a larger version of I Musici, the great chamber
orchestra). Veronesi is a major talent, and I predict we will hear more
from him. Great-sounding recording and a beautiful booklet with text
and translation. Enthusiastically recommended.
Il
Tempo, 14 giugno 1998, Enrico
Cavallotti
L'Orchestra
Guido Cantelli di
Milano è giunta a Roma ospite di Santa Cecilia. Ci ha
offerto, inopinata, una sensazione di freschezza esecutiva e di
proprietà stilistica, che più abbiamo ammirato in
considerazione della giovane età dei componenti il complesso
strumentale. [...] Il lodevole Veronesi ha fondato l'Orchestra Cantelli
nell'anno 1992, diventandone direttore artistico. Bella fondazione. Il
suo è un gesto direttoriale che si distingue per eleganza,
compostezza e nitore. Non dà nell'occhio, né
v'aspira. Ed al gesto corrisponde un'inclinazione interpretativa tesa
alla moderazione degli affetti, all'urbanità del porgere,
alla politezza della fattura sonora.
The
Financial Times, 4 giugno
1998, William Weaver
"Rarities on
the fringe"
(Falstaff di Salieri)
Sensitively
paced by the young
conductor Alberto Veronesi, the equally youthful Orchestra Guido
Cantelli was able to convey all the charme and elegance of the score.
La
Repubblica, 13 maggio 1998,
Landa Ketoff
[...]
e ascoltandola sabato, a
Santa Cecilia, se ne sono visti i risultati: ottimi gli archi (quasi
tutti stranieri) e i fiati (quasi tutti italiani), bel suono omogeneo,
repertorio vasto e poco sfruttato.
Corriere
della sera, 9 maggio
1998, Paolo Tarallo
"Dallo
scrigno Cantelli una
perla di concerto"
Ogni
qualvolta si schiuda lo
scrigno dell'Orchestra Cantelli luccicano preziosi gioielli. E'
accaduto al Conservatorio, dove Alberto Veronesi ha diretto l'orchestra
in un interessante programma, nel quale brillavano il "Concerto in fa
diesis minore per pianoforte e orchestra" di Hiller e la Suite da "Il
Borghese Gentiluomo" di Strauss.
Corriere
della Sera, 25 aprile
1998, Alessandra Farkas
Per
la prima volta un'opera
interamente italiana ha debuttato al prestigiosissimo BAM di New York,
tempio dell'avanguardia mondiale. [...] La prima americana, il 22
aprile, è stata applaudita sia dal pubblico sia dalla
critica. [...] La critica ha apprezzato l'operazione culturale di
Veronesi e Montresor, che, con questa trasferta oltreoceanica, tentano
ciò che nessun altro aveva fatto prima di loro: riabilitare
Salieri.
The
New York Times, 19 aprile
1998, Paul J. Horsley
La
Società dell'Opera
Buffa, an energetic young company from Milan, is making a strong case
for revisiting the composer's opera. Its brilliant production of
Salieri's Falstaff [...], which opens on Wednesday at the Majestic
Theatre of the Brooklyn Academy of Music, shows that there is much more
to this witty, good-natured composer, than minuets and court intrigue.
[...] And a new studio recording from Chandos, with Alberto Veronesi
conducting the Orchestra Guido Cantelli, [...] suggests that BAM
audiences are in for a rare treat. The disks feature clearly stylistic
playing by the orchestra, under Mr. Veronesi's disciplined direction,
and richly balanced choral singing.
Time
Out, 16 aprile 1998, Tom
Samiljan
"Buffa
Babies"
A
youthful Milan-based opera
company is single-handedly reviving the art of italian comic opera.
[...] The Società is youthful to the core [...].Times have
changed since the days of Toscanini. Being a great conductor won't
guarantee main-stream stardom these days. But if the Società
can manage to bring an obscure opera by Salieri to New York, just think
what lies ahead. The group certainly has time on its side.
The
Guardian, 20 marzo 1998, S.P.
The
playing of the young
Orchestra Guido Cantelli is fine, and the momentum generated by Alberto
Veronesi compelling.
The
Sunday Times, 15 marzo 1998
The
Cantelli Orchestra is a
stunning ensemble and the playing is fabulous.
Corriere
della sera, 14 marzo
1998, Francesco Maria Colombo
[...]
un'orchestra da camera
quale la Cantelli, nata da iniziativa privata, la quale riesca in
cinque soli anni a organizzare una propria stagione radunando un
pubblico che stipi la Sala Verdi quasi fino all'ultima poltrona,
è un piccolo miracolo. [...] i programmi sono effettivamente
vari ed interessanti [...]. In particolare sugli Stabat Mater di
Alessandro Scarlatti e di Pergolesi, ora ascoltati: Veronesi privilegia
una dimensione di raccolto e sobrio intimismo, ottenendo dall'orchestra
un colore assorto e stemperando in una sorta di malinconia suggestiva
quel che di tragico potrebbe suggerire il testo sacro. Gli esiti sono,
come sempre, ottimi in orchestra, buoni nelle soliste Myeounghee Lee e
Chiara Chialli [...].
Frankfurter
Allgemeine Zeitung,
13 marzo 1998, Harald Budweg
Eine Lanze
für Clara
Schumann
L'Orchestra
Guido Cantelli di
Milano ha debuttato come ospite in un concerto per la Mainzer
Konzertdirektion, nell'affollatissima Rheingoldhalle. L'ensemble
milanese, sotto la direzione energica di Alberto Veronesi, si
è dimostrato un gruppo raffinato, capace di uno sviluppo del
suono delicato nella forza di filarmonica da camera. Il bel suono degli
archi ha trovato un gratificante campo d'espressione nel breve brano
"Crisantemi" di Giacomo Puccini, (originalmente per quartetto), colmo
di sentimento.
Mainzer
Allgemeine Zeitung, 12
marzo 1998, S.K.
Zwei
fesselnde Jugendwerke
L'Orchestra
Guido Cantelli di
Milano, sotto la bacchetta del suo fondatore e direttore Alberto
Veronesi, sviluppa i sei movimenti [della Serenata in re maggiore op.
11 di Brahms] con vitale gioia di far musica. Veronesi lascia
presagire, nel primo movimento, le future conquiste del Brahms
sinfonico, acuisce i contrasti cromatici, si abbandona alla naturale
magia degli strumenti a fiato. L'Adagio viene qui dilatato fino a
diventare quasi un Largo - un su e giù emotivo dallo
sviluppo del suono, trattenuto e poi nuovamente spegnentesi. Il
minuetto e il rondò finale risultano come in filigrana.
Mainzer
Rheinzeitung, 12 marzo
1998, Roland Furch
Futter
für die finger
im Meisterkonzert
L'Orchestra
Guido Cantelli, che,
a causa dell'opera stessa, nel concerto per pianoforte aveva potuto
mettersi meno in evidenza, ci ha piacevolmente rivelato le sue
possibilità sonore nelle Antiche Danze ed Arie di Ottorino
Respighi e nella Serenata in re maggiore di Brahms. Il suo direttore
Alberto Veronesi è riuscito a stimolare una fusione di suono
molto omogenea e a dipingere con le molteplici combinazioni degli
strumenti. Sostenuto dalla piccola formazione, ma anche grazie ad un
preciso lavoro di concertazione, Veronesi ha portato la sua orchestra
ad un suono d'insieme trasparente, perfettamente percettibile.
Il
Giornale, 30 gennaio 1997,
Luciana Baldrighi
Rigore,
eleganza ed anche humor.
Con queste caratteristiche Alberto Veronesi ha diretto l’
altro pomeriggio al Conservatorio Giuseppe Verdi l’ Orchestra
"Guido Cantelli" da lui stesso fondata nel 1992 e l’
orchestra "I Pomeriggi Musicali", riunite in un unico grande organico
sinfonico. Un'operazione che si era già ripetuta con
successo la scorsa estate. In programma l’ Orpheus di Igor
Stravinskij e la Sinfonia n.4 opera 60 di Ludwig van Beethoven. Per
l’ occasione la sala del Conservatorio si è
gremita di gente: dall’ atmosfera che si respirava, sembrava
di essere tornati ai vecchi tempi, quando le stagioni concertistiche
registravano il tutto esaurito.
Amadeus,
febbraio 1997, Luigi di
Fronzo
Sotto
la guida di un giovane
serio, puntiglioso, accanito ed apprezzato esaminatore di montagne di
partiture come il trentenne Alberto Veronesi, la Cantelli è
diventata l’appellativo di un'orchestra e non ha mancato di
suscitare qualche invidia nella grigia città dove si
liquidavano complessi sinfonici.[...] Il risultato oggi è
questo: caparbietà, lavoro indefesso, prove lunghe e
massacranti per tutti, hanno fatto lievitare le speranze e le certezze
della Cantelli ed i suoi traguardi raggiunti in pochi mesi hanno
portato non solo lustro, ma esperienza e vitalità.
La
Notte, 10 marzo 1997
L’Orchestra
Cantelli
la conosciamo e la seguiamo da anni. E con lei il suo giovane
direttore. Veronesi lavora con questo complesso con serietà
e nel corso degli anni è riuscito a raggiungere lusinghieri
risultati. Il complesso inserisce nel suo repertorio compositori del
periodo classico, anche se a volte si spinge nell’ area
romantica ed in quella contemporanea.
Il
Giornale, 28 marzo 1997,
Alberto Cantù
Un’
orchestra
milanese, ma internazionale per gli strumentisti che la compongono e
solisti di gran fama. La ‘Guido Cantelli’ con il
suo direttore Alberto Veronesi ha dato via ad una serie di concerti:
come prestigiosi ospiti per l’ appuntamento inaugurale hanno
suonato Manuel Barrueco ed il pianista Eugenio De Rosa. [...]
Corriere
della Sera, 5 aprile
1997, Paolo Isotta
[...]
La precisione ed il nitore
degli archi dell’ Orchestra Guido Cantelli di Milano sono
noti. Il suo direttore stabile, Alberto Veronesi, concerta Il Dixit
Dominus di Händel alternando la tecnica tradizionale ad altra
lievemente imparentata con l'attuale moda esecutiva concernente la
musica cosiddetta "barocca". Perviene pure (de torrente in via bibet )
a raffinatezze timbriche inedite anche per un buon conoscitore della
partitura [...] il suo gesto fervido ed insieme esatto, addirittura
virtuosistico nel primo tempo del Concerto in re min. di Bach, infonde
plasticità al suono corale e strumentale e dinamismo
artificioso all’ esecuzione tutta.
Corriere
della Sera, 30 aprile
1997, Francesco Maria Colombo
Che
programma raffinato,
lunedì sera al Conservatorio, con l’Orchestra
Cantelli. Nella prima parte, una di quelle piccole Sinfonie del primo
Haydn, l’ Ottava intitolata ‘Le Soir’,
che non finiscono di incantare con la loro grazia di snelle adolescenti
e lo sconosciutissimo "Concerto op. 69" di
Ferdinand von Hiller; nella seconda lo chic dello chic: la Suite di
Richard Strauss nelle musiche di scena per il "Borghese
Gentiluomo" di Molière. [...] Quanto a Veronesi e
alla Cantelli, ancora una volta ci piace ripetere come la
sensibilità poetica, la fantasia, la libertà di
fraseggio di questo direttore si confermino sempre più e
trovino attuazione piena nelle doti di autentico virtuosismo sfoggiate
dalla sua orchestra.
Il
Giorno, 18 maggio 1997,
Lorenzo Arruga
[...]
un’ orchestra
che ha dei lati interessanti e che viene abbastanza discussa
perché anomala nel panorama italiano è la
Cantelli, con molti elementi stranieri, che ha come direttore stabile
Alberto Veronesi. In una formazione con gli archi ha eseguito per le
"Serate Musicali" il Concerto di Chopin in fa
minore, in una versione ridotta, che ci ha dato ancora una volta la
gioia di ascoltare uno dei pianisti più spiritosi, ricchi di
tenerezze segrete, cioè Thiollier, ed una versione per
complesso d’ archi del più famoso brano per
quartetto, Opera 110, di Shostakovich. La caratteristica più
considerevole è, a mio avviso, il colore scuro e severo che
il complesso sta prendendo; con una bella precisione ed un fascino suo,
che permette di individuarla. Ecco la possibilità di un
percorso da seguire, con il solito desiderio che tutto sia bellissimo e
con la severità critica che lo possa diventare.
Corriere
della Sera, 27 febbraio
1996, Paolo Isotta
[...]
Sì, la
"Cantelli" non è solo la riunione di una serie di
strumentisti bravi, è un organismo che si vede, comincia ad
avere reazioni, comportamenti e colori in quanto organismo. [...] Gode,
l’orchestra, di buone prime parti tra i fiati, ma
l’omogeneità tecnica degli archi, la loro
precisione e il suono potente e ricco sembrano sopra ogni cosa degne di
nota, atteso che proprio gli archi sono, per lo più, il
punto debole delle orchestre italiane.
Der
Standard, 6 aprile 1996,
Peter Cossè
[...]
Se attualmente
c’è qualcosa di positivo di cui riferire nella
Salisburgo pasquale del Festival, si tratta dell’avvenimento
contrappuntistico al Mozarteum. L’idea del Festival parallela
e riformista di Claudio Abbado dà i suoi frutti [...] Al
fine di fornire un breve ma approfondito insegnamento in materia di
estetica orchestrale italiana, Abbado ha invitato come
autorità in questo campo l’Orchestra Guido
Cantelli di Milano, formata da giovani, il cui direttore Alberto
Veronesi, con brani di Dallapiccola, Sciarrino, Manzoni e Malipiero,
complicati e non sempre di facile ascolto, ha fornito buoni esempi
della solidità e della duttilità
dell’ensemble.
Corriere
della Sera, 11 aprile
1996, Paolo Tarallo
[...]
L’altra sera al
Conservatorio l’Orchestra Guido Cantelli
s’è presentata al penultimo appuntamento
stagionale in forma quanto mai smagliante. Più che
un’orchestra è parsa essere, nella solida coesione
dimostrata, un unico strumento, sensibilissimo nel recepire e porre in
atto la precisa chironomia del suo direttore, nonché padre
fondatore, Alberto Veronesi.
Corriere
della Sera, 20 giugno
1996, Franca Cella
[...]
entusiasmante la Suite dal
balletto "El Amor Brujo" di De Falla......Veronesi l’ha
accarezzata nell’orchestrazione smagliante e guidata con
respiro di magico rituale.
La
Nazione, 15 settembre 1996,
Federica Luchetti
[...]
padrone del gioco il
maestro Alberto Veronesi che ha diretto con giovanile tocco
l’Orchestra Guido Cantelli. Protagonista assoluto nel
preludio del terzo atto, Veronesi ha mostrato un piglio tenace
personale dal taglio perfetto.
Corriere
della Sera, 31 ottobre
1996, Paolo Tarallo
Veronesi
e l’ottima
compagine hanno correttamente scelto di assecondare, accentuandolo, il
vivace ritmo scenico che fa speditamente procedere una macchina
operistica ricca di melodie accattivanti oltre che vocalmente brillanti.
Il
Sole 24 ore, 3 novembre 1996,
Carlamaria Casanova
[...]
L’orchestra
Guido Cantelli che Alberto Veronesi porta a pregevole risultato,
alleggerendo la vis comica, dando respiro agli accenni di commovente
umanità, risolvendo con precisione i sostanziosi concertati.
La
Gazzetta del Mezzogiorno, 18
novembre 1995, Nicola Sbisà
[...]
L’Orchestra
Guido Cantelli, complesso "giovane" nel contesto dei gruppi strumentali
italiani, ha subito dimostrato di meritare ampiamente il subitaneo
successo riportato già all’indomani dei suoi
esordi. Suono compatto, espressivo, capacità di calibrare
slancio e sonorità alle più diverse e complesse
esigenze stilistiche, esemplare, immediata rispondenza alle idee del
suo direttore-fondatore il giovane maestro Alberto Veronesi. Veronesi -
che aveva già rilevato la sua cifra interpretativa in un non
dimenticato "Concerto delle nuove bacchette" al Festival di Spoleto di
due anni fa - guida l’orchestra con mano sicura e grande
sensibilità musicale.
La
Stampa, 23 febbraio 1994,
Giorgio Pestelli
L’Orchestra
Cantelli
è anche una struttura organizzativa per la formazione di
giovani musicisti usciti da scuole e conservatori di tutto il mondo:
dunque un laboratorio di talenti e di cultura strumentale al quale il
pubblico ha riservato i più caldi voti augurali.
Corriere
della Sera, 20 aprile
1994, Franca Cella
L’Orchestra
Cantelli,
fremente di giovinezza, ha trovato subito un suo pubblico, disponibile
e prezioso. [...] Sta costruendosi un repertorio e lo fa minuziosamente
e lentamente con il suo direttore Alberto Veronesi. Questo ciclo " Il
‘900 storico" distilla tre capolavori d’epoca (di
Stravinskij, Bartók, Schönberg, uno ad ogni
concerto) accanto
a pagine del Settecento ed Ottocento.
La
Notte, 2 giugno 1994,
Gabriella Mazzola
Salvatore
Accardo entusiasma il
pubblico del Conservatorio e trascina al successo anche il giovane
direttore Alberto Veronesi e l’Orchestra Guido Cantelli. Un
appuntamento che ha riempito la sala fino all’inverosimile,
tanto che non c’era più un posto neppure in piedi.
Corriere
della Sera, 3 giugno
1994, Francesco Maria Colombo
[...]
Alberto Veronesi, il
giovane direttore che guida stabilmente la Cantelli: in lui abbiamo
notato un’eleganza di gesto (sobrietà unita alla
sicurezza, soprattutto nell’anticipare gli attacchi,
immediato senso del fraseggio e dell’accentazione delle linee
melodiche; capacità di sostenere l’impulso ritmico
con la destra serbando alla sinistra l’indipendenza che
stabilisca il carattere espressivo, il colore o
l’intensità dinamica di volta in volta richiesta)
[...] Quanto alla formazione che Veronesi guida, intonazione,
duttilità nella dinamica, omogeneità fra gli
archi, sono pregi evidenti.
Nice
Matin, 17 agosto 1994,
Renè Doumène
[...]
L’Orchestra
Guido Cantelli a mis en évidence une richesse de son, une
homogénéité, une fraîcheur,
mais aussi un enthousiasme qui laissent bien augurer de son avenir.
Ajoutons qu’il est tout aussi à l’aise
dans les compositeurs de l’époque classique que
dans la musique de notre temps, ce qui "n’est pas
évident" comme l’on dit aujourd’hui.
Il
Giorno, 18 ottobre 1994,
Lorenzo Arruga
[...]
Alberto Veronesi sta
mostrando di dare un forte senso di costruzione personale,
intelligente, utile all’orchestra [...] Così,
nella Sala Grande del Conservatorio, davanti a moltissimo pubblico
plaudente, Veronesi ha osato presentare il concerto "Imperatore" di
Beethoven, e la Sinfonia di Schubert detta "La Grande". Ha tenuto in
mano con molta sicurezza entrambe le partiture. Si è sentito
un grande senso di chiarezza [...] inoltre ha lavorato molto bene sul
colore del suono e sulle diversità dei fraseggi.
Corriere
della Sera, 1 novembre
1994, Franca Cella
Teniamocela
stretta questa
Orchestra Guido Cantelli, piccola (25 borsisti), giovane (dal
‘93) nella città che dissipa orchestre senza un
rimpianto. Ha suono d’archi vivido e aristocratico, col
potenziale d’energia e scatto delle scuole dell’est
appena alza la voce, e un tessuto connettivo morbidamente italiano;
fondata e diretta dal giovane Alberto Veronesi può
permettersi uno studio continuo per perfezionare e allargare il
repertorio."